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Sunday, July 21, 2024

Composability, come costruire – mattone dopo mattone – un’azienda Agile



Zini di Kirey evidenzia quanto, nella composability, sia centrale per i CIO scegliere le applicazioni in base alla loro capacità di essere divise in moduli e di abilitare metodi di integrazione maturi. “Occorre selezionare i software program in modo oculato, verificare che le API scelte diano veramente flessibilità di integrazione”, sottolinea Zini. “Spesso se ne valutano le funzioni, ma non si analizzano a fondo le functionality di integrazione, che invece sono essenziali per creare modularità. Poi, ovviamente, ci sono anche le piattaforme digitali advert hoc pensate per semplificare l’integrabilità”.

Come diventare un’azienda composable

Per costruire con successo la composability, la base di partenza è l’infrastruttura di integrazione, ovvero la maturità del contesto applicativo: i sistemi devono comunicare tra loro e devono farlo a livello architetturale. Occorre, dunque, “spacchettare” l’infrastruttura monolitica, o – spiega Zini – “segmentare le funzioni applicative in una serie di unità, che Gartner chiama chiama Packaged Enterprise Capabilities (PBC), dove ogni PBC incapsula al suo interno funzionalità di enterprise specifiche ed altamente coerenti, offrendo all’impresa una maggiore capacità di cambiamento e una più elevata rapidità nell’assemblare, smontare e riutilizzare staff e instrument a seconda delle esigenze”.

Nell’architettura modulare, infatti, l’IT si compone di “pezzetti di piattaforme” su un framework comune (che, a seconda delle strategie, le aziende si costruiscono da sé o acquistano sul mercato) gestiti come sistema autonomo, ma integrato. Ciò evita all’IT di dover cambiare l’intera piattaforma quando servono aggiornamenti o modifiche: è sufficiente intervenire su uno dei mattoncini o “constructing block”. Questo ecosistema tecnologico uniforme viene ricercato soprattutto dai CIO delle imprese che si interfacciano con l’utente finale tramite servizi, app mobili e siti net – come nel caso di Sisal – ma anche di various banche o PA italiane.

Non a caso, il citato studio di McKinsey è stato condotto su 40 huge globali del retail banking nel corso di 4 anni e i 20 istituti con le prestazioni finanziarie migliori mostravano di aver adottato una strategia DevOps. Il modello seguito per attuare la composability può variare, a seconda delle esigenze e delle dimensioni dell’impresa: alcune banche hanno creato una digital manufacturing unit (una funzione separata che costruisce le soluzioni digitali per l’azienda), altre hanno adottato lo schema product-and-platform (in cui i staff vengono suddivisi tra chi si occupa di migliorare la person expertise, e chi sviluppa servizi riusabili per accelerare il lavoro di tutti gli altri), altre ancora sono passate a una “agility pervasiva”, in cui le prassi della flessibilità vengono portate anche al di fuori delle aree technology-intensive dell’azienda per abbracciare l’intera organizzazione. 

Le nuove competenze del CIO e del staff IT

Nella strategia di Sisal c’è anche un altro elemento chiave: i centri di competenza. L’azienda ne ha tre, uno per lo sviluppo su Android per le app, un secondo per lo sviluppo su iOs sempre per le app, e il terzo per lo sviluppo su Adobe per i siti net.

“Sono entrato in Sisal tre anni fa e da allora l’space cell è passata da 5 a 50 persone, con un importante investimento in recruiting e formazione”, evidenzia il CDO Filizola. “Per sviluppo net e cell investiamo diversi milioni di euro l’anno sia sulle risorse umane, con attività di formazione e aggiornamento, che sulle licenze per i software program che usiamo”.

La composability corrisponde anche a una nuova mentalità, che dà al modello modulare una valenza di enterprise strategica e richiede, evidenzia Zini, un approccio organizzativo che assicura ai staff dedicati all’integrazione sia autonomia che metodi standardizzati per la composability.

In definitiva, come sempre nella trasformazione digitale, l’approccio culturale è la parte preponderante e al CIO spetta un compito articolato e molto “moderno”: non solo guidare le implementazioni IT, creando architetture modulari by design, ma stimolare la consapevolezza della C-suite e l’evoluzione della mentalità nel suo staff e nell’intera organizzazione.  

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